La promessa del MaaS

Una delle domande che ci poniamo sempre quando ci occupiamo di Mobility as a Service è: “Il MaaS sarà in grado di mantenere la promessa”? La promessa di creare valore per l’intero ecosistema della mobilità, sia in termini di business che di benefici sociali?

22 Settembre 2020

di Matteo Antoniola

Proprio in queste settimane di fine estate, sul web si è acceso un interessante dibattito a livello internazionale a proposito della effettiva capacità del fenomeno MaaS di rivoluzionare il nostro modo di intendere la mobilità, coniugando lo sviluppo e l’offerta sul mercato di nuove soluzioni semplici, digitali, integrate, multimodali, flessibili ed economiche, con la possibilità di raggiungere obiettivi di sostenibilità economica, ambientale e sociale per l’intera collettività.

Ho pensato che potesse essere utile sistematizzare i principali contributi che amici ed esperti internazionali hanno condiviso con la comunità di MaaS lovers come me, con l’obiettivo di diffondere conoscenza e aggiornamenti dal mondo MaaS.

La nostra storia inizia un giorno di agosto, quando David Zipper (Harvard Kennedy School) condivide con l’universo mondo un dubbio sulla reale sostenibilità dei modelli di business associati alle soluzioni MaaS nel breve e medio termine.

Immediatamente va in scena il primo atto e Boyd Cohen (Iomob) ci suggerisce di sospendere il giudizio, perché il MaaS è ancora troppo giovane per stabilire oggi se diventerà il campione di domani. Mentre Sampo Hietanen (MaaS Global) ci offre la propria visione positiva del cambiamento e del perché dovremmo credere che il MaaS avrà un brillante futuro. Il MaaS approccia la mobilità in modo organico e cerca di contribuire al miglioramento complessivo del sistema offrendo soluzioni integrate e multimodali, puntando su collaborazione, fiducia, logiche win-win ed ecosistemi aperti. I modelli di business non sono ancora maturi per implementazioni su larga scala, si assisterà in futuro a fallimenti e bolle, ma il mercato del MaaS avrà dimensioni ancor più importanti di quello delle telecomunicazioni. Poco dopo Aurelien Cottet (Transdev) approfondisce i differenti modelli di business del MaaS e disegna uno scenario in cui i servizi MaaS possono crescere seguendo tre modelli. Un MaaS di natura pubblica, come servizio G2C (Government to Consumer), che persegue obiettivi collettivi e per singole comunità locali, auspicabilmente sostenuto con risorse pubbliche e quasi assimilato a un servizio di trasporto pubblico. Un MaaS di natura commerciale come servizio B2C (Business to Consumer), che persegue obiettivi di diffusione su larga scala e a livello globale (anche se a me piace di più definirlo in questo settore come multi-locale). Un MaaS di tipo Corporate per le aziende come servizio B2B (Business to Business) per produrre valore nella gestione della mobilità dei dipendenti, delle flotte aziendali e delle spese di viaggi e trasferte.

Dopo qualche giorno di riflessioni, si apre il secondo atto e Krista Huhtala-Jenks (sempre MaaS Global) ci ricorda che la trasformazione del MaaS è talmente grande che non basta analizzare i modelli di business, ma occorre prendere in considerazione l’intera mappa delle relazioni tra gli attori dell’ecosistema della mobilità, in cui la pubblica amministrazione è come il bassista di una banda heavy metal e deve dettare il ritmo. Sulla stessa linea interviene Piia Karialainen (MaaS Alliance), che mette in luce come i fattori chiave per il successo del MaaS debbano essere ricercati nella capacità di definire nuovi modelli collaborativi tra pubblico e privato, chiamando in causa azioni di regolazione da parte delle autorità pubbliche delle piattaforme digitali nel settore della mobilità per consentire la nascita di ecosistemi aperti, a vantaggio della libertà di scelta degli utenti. E così nel secondo atto viene chiamata in causa la Pubblica Amministrazione, che pur con tutte le difficoltà nel misurarsi con un mondo in forte e rapida trasformazione digitale, è e sarà sempre più chiamata a giocare un ruolo che si rivelerà determinante per il futuro sviluppo del MaaS.

A inizio settembre assistiamo al terzo atto, in cui Stijn Vernaillen (Città di Anversa, una delle amministrazioni più innovative nel MaaS in Europa) aggiunge al dibattito un po’ di freschezza, paragonando i modelli di business del MaaS niente meno che alla birra. Gli ingredienti sono sempre gli stessi (trasporto pubblico, taxi, treno, mobilità condivisa, sosta, noleggio auto, etc.), ma ogni loro combinazione o mix è in grado di produrre servizi MaaS (o birre) differenti come caratteristiche, qualità, prezzo. E in questa similitudine, il bicchiere con cui si serve la birra ai clienti rappresenta la app MaaS, ovvero il brand, il servizio che dovrà essere offerto a tutti i clienti futuri del MaaS (o appassionati di birra), qualsiasi siano i loro bisogni (o i loro gusti). La storia per ora si conclude con una domanda aperta di Stijn su quale possa essere una strategia di comunicazione vincente per convincere gli utenti, ovvero tutti noi che ogni giorno ci spostiamo, del valore dei nuovi servizi MaaS (o della bontà delle nuove birre) che arriveranno.

Sono molto d’accordo, e non da oggi, con questa domanda e vorrei provare a condividere il mio punto di vista. Quando i servizi MaaS diventeranno disponibili su larga scala, ci auguriamo tutti il più presto possibile, dovranno essere sostenuti da una strategia di marketing e commerciale. Il nome del prodotto o servizio offerto sarà determinante per la sua penetrazione nel mercato. Ebbene, personalmente sono convinto che per vendere al pubblico un “servizio MaaS” sarà necessario dargli un nome più sexy e al tempo stesso familiare, parlando ad esempio di un nuovo servizio di mobilità on demand. Per questo non solo io, ma noi di 5T abbiamo iniziato a dire che “MaaS is MooD”, ovvero il MaaS è mobilità on demand. Credo infatti che l’acronimo MaaS, che oggi è tremendamente trendy nel settore, sia perfetto per gli addetti ai lavori, come me e come molti di voi. Ma credo anche che, una volta che avremo costruito tutti insieme gli ecosistemi MaaS che abbiamo in mente, creando modelli collaborativi tra tutti gli attori che servono per farli funzionare al meglio, i nostri cittadini saranno (spero) felici di acquistare nuovi servizi digitali di “mobilità on demand”.

Questo deve essere l’obiettivo per cui vale la pena lavorare insieme, imparando ogni giorno qualcosa di più, e arrivando ogni giorno un po’ più vicino all’obiettivo. Anche e soprattutto grazie alla conoscenza di chi nel mondo ha già provato, ha già avuto successo o ha già sbagliato, e ha voglia di condividere le proprie esperienze. Come gli amici della comunità di MaaS lovers, che mi hanno permesso di raccontare questa storia. E che ringrazio.

Photo by Drew Beamer on Unsplash

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